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MIGRANTI SLOT ALLARMI SOCIALI

NO SLOT MIGRANTI CONTE SALVINI ASSOCIAZIONE LA CASCINETTA NOSTRE PROPOSTE

NO SLOT MIGRANTI CONTE SALVINI ASSOCIAZIONE LA CASCINETTA NOSTRE PROPOSTE

Essendo come ASSOCIAZIONE non collegata a nessun partito ed essendo autonomi in quanto ci AUTOFINANZIAMO ci siamo permessi per il bene comune di interloquire con l’attuale neo governo per le problematiche sociali migranti eSLOT..In precedenza avevamo coinvolto il governo di centro sinistra senza avere riscontri….ora ci rivolgiamo a questa nuova coalizione come è nostro diritto.

NO SLOT MIGRANTI CONTE SALVINI ASSOCIAZIONE LA CASCINETTA NOSTRE PROPOSTE
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SONO FAVOREVOLE A QUESTO GOVERNO
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NON MI AVETE FATTO NIENTE

https://youtu.be/ETX8p-mZGbohttp://cervigabriele.over-blog.it/2018/02/non-mi-avete-fatto-niente.html

NON MI AVETE FATTO NIENTE

 

La solidarietà di chi non ha niente e l’egoismo di chi ha tutto!!

3 Febbraio 2018 BLOG SENZA SCOPO DI LUCRO DELLA ASSOCIAZIONE IN CAMMINO CON S.FRANCESCO LA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS DI CASTELVERDE NO PUBBLICITA’ RESPONSABILE UNICO GABRIELE CERVI cervi.gabriele@libero.it l’Associazione si autofinanzia dona il tuo 5×1000 C.F. 93056600195 – si possono fare piccole offerte IBAN IT24C0503456770000000000530 cellulare: 3391461161

 

 

 

 

La solidarietà di chi non ha niente e l’egoismo di chi ha tutto!!

 

Questo mio ricorso alla corte Europea di Strasburgo a favore  dei  migranti lo considero come  un atto dovuto.. da parte di una persona che ha investito gran parte della propria vita a difendere i deboli, gli emarginati, i minori, gli orfani e i lavoratori, dando sempre  voce a chi non ha voce.. In un paese dove  la maggior parte della gente critica tutto e tutti,  dove tutti si lamentano dello status politico-economico formato da molti corrotti,  senza però alzare in primis,  un dito per cercare di cambiare le cose non è facile alzare la propria voce libera  e uscire dai tanti lacci che legano per interessi sempre più variegati, lo status sociale,  attore istituzionale e  buonista di facciata.

Questi soggetti deboli, agli occhi della gran parte della gente sono visti come intrusi che sono venuti nel nostro paese solo per rubarci lavoro..e per questo sono  guardati a vista come temibili concorrenti, dove le opportunità lavorative per noi italiani doc sono sempre meno.. Ma che vogliono questi esseri!! Noi abbiamo sudato anni per raggiungere stabilità economica, abbiamo fatto tanti sacrifici per crearci una posizione nella società..  E questi individui pretendono subito , una casa, un lavoro.. ma che vadano a quel paese!!… Frase fra le più gentili  che in questi anni ho sentito proferire da taluni.

Io credo invece che il popolo italiano non sia quello che  appendiamo dai media o dai bar, o da politici che sul razzismo vivacchiano di consensi,  credo che il popolo italiano invece sia solidale quanto basta per essere preso ad esempio da altri stati europei, più ricchi, ma molto egoisti dal lato umano. Il problema del nostro paese è che siamo stati vittime (e forse lo siamo ancora) di politici affaristi, di gente senza scrupoli che anche  sulla povertà sono riusciti a creare  il loro business, dove chi decide  fa leggi  anche importanti, ma che  poi alla fine  non si preoccupa di farle applicare  correttamente.

Con i soldi ,pubblici, che sono  i ,nostri, il paese  è stato governato da decenni da veri e propri comitati d’affari .. tanti soldi si sono fermati  e si fermano e si fermeranno in mille rivoli clientelari.. per accontentare  la numerosa clientela istituzionale che alla fine determina consensi al politico di turno…. Anche questa emergenza profughi per taluni affaristi senza scrupoli è diventato un business sporco. Tutto ciò ha provocato  odio e avversità verso queste persone…  che  hanno la sola  colpa di essere capitati in un paese corrotto… Io ho l’onore di fare volontariato puro e il nostro capitale non sono i soldi ma bensì le persone che  aiutiamo.   Non abbiamo bisogno di finanziamenti  pubblici per fare   solidarietà.  Abbiamo invece bisogno di persone vere, oneste, che investono nel capitale umano  e che credono veramente nel bene comune.. Tutto questo non è utopia.

Gli Italiani hanno un cuore grande, generoso e solidale, cerchiamo allora di cambiare il Paese affarista , ipocrita e corrotto dando per primi noi, buon esempio .

 

Gabriele Cervi

 

 

 

Corte Europea dei Diritti dellUomo

Consiglio dEuropa

RICORSO INDIVIDUALE ALLA

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’ UOMO

 

Oggetto: Ricorso alla Comunità europea dei diritti dell’uomo per addivenire in Italia alla sburocratizzazione che attualmente è causa di non riconoscimento da parte dell’Italia dei migranti qui ospitati.. non dando loro una giusta certificazione idonea se non in tempi lunghissimi che alla fine sanciscono il ritorno dei medesimi al loro paese d’origine dopo anni in Italia senza aver avuto la possibilità di studiare e lavorare..

Mi chiamo Gabriele Cervi sono cittadino italiano e con la presente ricorso vorrei comunicare a codesta spettabile commissione europea dei diritti dell’uomo una problematica umanitaria riguardante i migranti ospitati in Italia.

Premesso

Che l’Italia è un paese ospitale e che a tutt’oggi si è sempre attivata in alcuni casi con abnegazione a ricevere i migranti che giungono sempre più numerosi sulle coste italiane

Si fa presente

Però la totale incapacità dello Stato Italiano di addivenire in tempi brevi al rilascio di certificazione (permesso di soggiorno, asilo politico ecc) a queste persone che si vedono dopo due anni e più , parcheggiate in strutture d’accoglienza dovere ritornare nel proprio paese in quanto tali permessi non sono stati accordati. Questo lentissimo non loro riconoscimento da parte delle istituzioni preposte italiane fa si che i migranti dall’Italia ospitati, non possano nel frattempo seguire corsi professionali o andare a scuola, e non possano cercare un lavoro in quanto sprovvisti di documenti,

In questi anni tale piaga sociale soprattutto nel meridione d’Italia ha reso questi soggetti deboli e non tutelati (ribadisco per mancanza di certificazione idonea) siano sfruttati per poche lire.. Cito per tutti l’esempio del Caporalato molto in voga in Sicilia ed altre regioni del sud d’Italia.

Si fa presente inoltre

Che questa iniqua e lentissima procedura burocratica inficia altre opportunità per questi migranti, di cui una parte consistente vorrebbe non fermarsi in Italia ma andare in paesi dove i medesimi vengono presto riconosciuti rilasciando a loro i permessi e certificazioni che permettono il pieno inserimento sociale, sia lavorativo che scolastico che in Italia non possono sperare di avere .

Business dei migranti

Questa latitanza da parte delle istituzioni italiane (Parlamento e Governo) a lungo andare ha prodotto da parte di soggetti sociali (mi riferisco ad alcune cooperative sociali che operano in Italia) truffe e criminalità sulla pelle di questi soggetti deboli. Un esempio per tutti (ne hanno parlato anche i giornali internazionali) è quella colossale truffa denominata  Roma mafia capitale, dove i vari illeciti giravano proprio sfruttando i migranti..

Oltre avere citato questi veri e proprie azioni criminali ( penalmente da noi si chiamano associazioni a delinquere ) non posso non citare alcune benemerite associazioni che con trasparenza ed abnegazione aiutano i migranti prima fra tutte la Caritas Italiana. Non posso qui citare il nostro Santo Padre Papa Francesco che più volte ha alzato la Sua Autorevole voce a favore di questi esseri umani che sono nostri fratelli al di sopra delle religioni professate ma nel rispetto delle medesime. Il Santo Padre ha più volte condannato palesando la mercimonia e il business che taluni hanno fatto illegalmente sui migranti.

Come cittadino e come operatore sociale (sono Presidente di una associazione onlus denominata : in cammino con S.Francesco la cascinetta didattica di Castelvede) il nostro fare è anche rivolto a favore dei migranti).

Attiviamodei corsi totalmente gratuiti e dal 2015 (data della nostra fondazione) con la collaborazione della Caritas Diocesana di Cremona attiviamo corsi mirati per i migranti. L’associazione che rappresento, si autofinanzia e abbiamo fatto la scelta di non fruire di nessun contributo pubblico in quanto riteniamo che il nostro fare bene comune sia possibilmente il più puro e trasparente possibile. Seguendo le orme di S.Francesco. d’Assisi.

Nel nostro piccolo possiamo aiutare questi ragazzi dando loro la possibilità di scoprire la propria manualità, alla fine del percorso formativo POSSIAMO  rilasciare un attestato di frequenza, che aiuta e ridà dignità , speranza , ed autostima..Questo illustri membri della commissione europea dei diritti dell’uomo è un breve sunto di quello che vedo nel quotidiano nel fare volontariato. Questo purtroppo succede forse prevalentemente in Italia di cui si dice essere un paese democratico ed aperto a tutte le colture .. E’ una piaga sociale che andrebbe al più presto estirpata.. : per questo mi rivolgo a voi come semplice cittadino, per chiederVi in quanto membri della Commissione dei diritti dell’Uomo di intervenire presso le istituzioni italiane (Parlamento italiano, Presidente della Repubblica, Governo Italiano ecc) per sollecitare al più presto una legge o decreto legge in cui si dia tempi certi al riconoscimento dei migranti che arrivano sempre di più in Italia e nel contempo per favorirne la loro vera integrazione…

A lungo andare se ciò non avverrà questa inumana lacuna italiana potrebbe anche procurare disordini (come già del resto sono avvenuti ) non più gestibili per la sicurezza di tutti.

Di quanto sopra scritto mi predo piena responsabilità civile e penale, firmando per esteso questa informativa ed allegando copia della mia carta d’identità. Vi chiedo se potete in coscienza fare qualche cosa persollecitare il Governo Italiano a porre al più presto rimedio all’ attuale status quo, i migranti ve ne saranno eternamente grati.

In fede.

Gabriele Cervi

Castelverde lì24 giugno 2016

Gabriele Cervi

Via Mons.Gardinali, 11

26022 Castelverde(Prov. Cremona)

Si allega documentazione cartacea relativa alle irregolarità testèsopracitate.

 

 

 

 

 

“Avvenire”: iniziata in diocesi la campagna abbonamenti a prezzi speciali. Ecco le diverse possibilità

Lettera del vescovo Antonio Napolioni che esprime “convinzione e fiducia” per questa nuova proposta

 

Dal 14 gennaio l’informazione della Chiesa cremonese sul quotidiano Avvenire è raddoppiata, grazie alle due pagine dedicate pubblicate ogni domenica. Nello stesso tempo è entrata nel vivo la campagna di abbonamenti  con differenti proposte per ricevere il giornale della domenica a prezzi agevolati.

Gli ex-abbonati al settimanale diocesano “La Vita Cattolica” stanno ricevendo per posta le istruzioni per approfittare dell’offerta del quotidiano cattolico. Invece…

PER I NUOVI ABBONATI ALL’EDIZIONE CARTACEA:

Occorre PRIMA contattare l’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Cremona (tel. 0372-800090) o la Curia vescovile (tel. 0372-495011) oppure inviare una e-mail a comunicazionisociali@diocesidicremona.it indicando nominativo, recapito telefonico, indirizzo postale ed, eventualmente, posta elettronica. Nei giorni successivi il servizio abbonamenti di Avvenire ricontatterà personalmente ogni richiedente per perfezionare la richiesta di adesione secondo la modalità scelta.

DUE MODALITA’ al prezzo scontato di 45 euro:

  1. ABBONAMENTO POSTALE:  abbonamento annuale al numero domenicale cartaceo di Avvenire con la consegna direttamente al proprio indirizzo nei giorni successivi;
  1. 2. IN EDICOLA: ritirando la propria copia la domenica stessa in una qualsiasi edicola del territorio diocesano, consegnando gli appositi coupon. Tutti gli abbonati avranno, compreso nel prezzo, anche l’accesso all’edizione on-line.

 

ALTRA POSSIBILITA’: ABBONAMENTO DOMENICALE ON LINE 

Non manca neppure la possibilità di abbonamento al numero domenicale on-line di Avvenire al costo di 39,99 euro: in questo modo si potrà consultare l’intero quotidiano della domenica facilmente dal proprio pc, tablet o telefonino. Per abbonarsi: cliccare qui

In vista della campagna abbonamenti il vescovo Antonio Napolioni ha rivolto un particolare messaggio, che vi proponiamo:

Voglio innanzitutto dire che la decisione di concludere la pubblicazione del nostro settimanale è stata dolorosa ma necessaria, per ripartire con più slancio verso una comunicazione aggiornata ed efficace.

Poiché la Chiesa deve pensare a tutti e non basarsi solo sui grandi numeri, il progressivo calo del numero di abbonati e lettori del settimanale La Vita Cattolica non giustifica l’abbandono di persone, famiglie e comunità che magari fanno fatica a usare le moderne tecnologie per restare in contatto con la Chiesa diocesana e le sue attività.

Per questo vi giunge, con convinzione e fiducia, questa proposta: ricevere settimanalmente l’edizione domenicale di Avvenire, lo splendido giornale della intera Chiesa italiana, che appunto ogni domenica riporterà due intere pagine cremonesi.

Potrete continuare a conoscere programmi, eventi, idee ed esperienze della nostra Chiesa locale, mantenendo il ritmo cui eravate abituati. In più, godrete della serietà e dell’ampiezza con cui Avvenire tratta i temi nazionali e internazionali di attualità, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa.

Provate, fidatevi… scoprirete che la vita della nostra diocesi si capisce meglio sullo sfondo della missione del Papa e di tutte le Chiese del mondo.

Da queste pagine, saprete man mano anche del nuovo grande impegno che metteremo nel moltiplicare le opportunità di comunicazione e  formazione a vantaggio di tutti.

Chiedo anche ai parroci di sostenere questo sforzo comune, organizzando la sensibilizzazione e la diffusione. Solo così eviteremo di essere muti e insignificanti nel panorama delle tante voci che raggiungono la nostra gente.

Ben vengano, comunque, proposte e suggerimenti per fare sempre meglio.

Vi ringrazio della comprensione e di quanto farete per “restare in comunicazione con noi”.

+ Antonio, vescovo

 

 

Carissimi africani, come va? Qui è l’Europa che vi parla! Da Bruxelles, avete presente?

Pensate che proprio da qui giusto un secolo e mezzo fa ci si divertiva a farvi lavorare gratis nelle piantagioni e nelle miniere per la maggior ricchezza di re Leopolodo, però dai, ragazzi, noi ci si conosceva già da parecchio prima: quando tutti insieme – inglesi, olandesi, portoghesi, spagnoli etc – abbiamo messo in catene 12 milioni di voi per venderli in America, e anche lì è stato un bel business. D’accordo, un paio di milioni ci sono rimasti durante la navigazione, ma pazienza: su quel lucrosissimo commercio triangolare abbiamo costruito la nostra rivoluzione industriale, quella che voi non avete avuto.

Poi però portarvi di là in catene non ci bastava più e allora abbiamo pensato di prendere direttamente le vostre terre, perché abbiamo scoperto che erano piene di roba che ci poteva essere utile. I francesi hanno iniziato da nord e gli inglesi da sud, un po’ di stragi a schioppettate ed è diventato tutto roba nostra. Anche i belgi, si diceva, si sono dati da fare, pensate che a un certo punto il loro impero era composto al 98 per cento di terre africane. Poi si sono mossi i tedeschi, infine gli italiani, insomma dopo un po’ non c’era più un fazzoletto di continente che fosse vostro, che ridere.

A proposito degli italiani, come sempre sono arrivati ultimi, però si sono rifatti con il record di prima nazione al mondo che ha usato i gas sui civili, a un certo punto donne e bambini si ritrovavano dentro una nuvola di iprite e morivano a migliaia tra orrendi spasmi. «Mica vorranno che gli buttiamo giù confetti», disse il generale De Bono, che simpatico burlone. Il bello è che chi si trovava nei dintorni moriva anche una settimana dopo, il corpo pieno di devastanti piaghe, per aver bevuto l’acqua dei laghi piena di veleno, che fresconi che siete stati a non accorgervene.

Finito il colonialismo – ormai vi avevamo rubato quasi tutto, dai diamanti alle antiche pergamene amhare – non è che ci andasse proprio di levare le tende e allora abbiamo continuato a controllare la vostra politica e la vostra economia, riempiendo d’armi i dittatori che ci facevano contratti favorevoli, quindi comprando a un cazzo e un barattolo quello che ci serviva in Europa, devastando i vostri territori e imponendo le nostre multinazionali per quello che abbiamo deciso dovesse essere il vostro sviluppo. Voi creduloni ci siete cascati ancora e ci siamo divertiti così per un altro secolo.

Se poi un dittatore si montava un po’ la testa e pensava di fare da solo, niente di grave: lo cambiavamo con un altro, dopo aver bombardato un po’ di città e aver rifornito di cannoni le milizie che ci stavano simpatiche per massacrare quelle che ci stavano antipatiche. Del resto da qualche parte le mitragliatrici o i carrarmati che produciamo li dobbiamo pure piazzare, qui in Europa siamo in pace da settant’anni e mica possiamo rinunciare a un settore così florido.

Negli ultimi venti-trent’anni poi abbiamo creato un modello nuovo che si chiama iperconsumismo e globalizzazione, allora abbiamo scoperto che l’Africa era perfetta per comprarsi tutto quello che noi non volevamo più perché noi dovevamo possedere roba nuova e con più funzioni, così abbiamo trasformato il porto di Lomé in un immenso centro di svendita dei nostri vecchi telefonini e delle nostre vecchie tivù, tanto voi sciocchini vi comprate tutto pur di cercare di essere come noi.

Già che c’eravamo, abbiamo usato i vostri Paesi come discarica dei nostri prodotti elettronici ormai inutilizzabili, quelli che nemmeno voi potevate usare. Pensate che curiosa, la vita di un nostro accrocco digitale: inizia grazie al coltan per cui vi ammazzate nelle vostre miniere e finisce bruciando tra gas cancerogeni nelle vostre discariche; in mezzo ci siamo noi che intanto ci siamo divertiti o magari abbiamo scritto post come questo.

Insomma, ragazzi, siete nella merda fino al collo e ci siete da tre-quattrocento anni, ma a noi di avere avuto qualche ruolo in questa merda non importa proprio niente, non abbiamo voglia di pensarci e abbiamo altro da fare.

Negli ultimi tempi poi, con questa storia dei televisori, dei computer e delle parabole satellitari, purtroppo siete cascati in un altro increscioso equivoco, e cioè vi siete messi in testa che qui in Europa si sta meglio: ma come fa a venirvi in mente che vivere in una casa con l’acqua corrente e l’elettricità sia meglio di stare in mezzo al fango e tra quattro pareti di lamiera ondulata? Bah, che strani che siete. Anche questa cosa che avere un ospedale è meglio che morire di parto, o che uscire di casa a prendere un autobus sia meglio che uscire di casa e prendere una mina, o che mangiare tre volte al giorno sia meglio che morire di dissenteria per malnutrizione, che noia, mamma mia.

Così alcuni di voi, di solito i più sfigati, hanno iniziato a lasciare la baracca e le bombe per attraversare prima il deserto poi il mare e venire qui a rompere i coglioni a noi.

D’accordo, quelli che lo fanno alla fine sono poche decine di migliaia rispetto a oltre un miliardo di voi, perché non a tutti piace l’idea di morire nella sabbia o in acqua, e gli emigranti sono pochini anche rispetto a noi, che siamo mezzo miliardo, ma insomma, ve lo dobbiamo dire: ci stanno sui coglioni lo stesso e quindi non li vogliamo, perciò abbiamo deciso che devono tornare nel buco di culo di posto da cui vengono, anche se lì c’è la guerra, la fame, la malaria e tutto il resto di quelle cose lì. Tanto più che quelli che vengono qui mica stanno sempre bene, alcuni hanno pure la scabbia, e a noi non è che ci interessa perché hanno la scabbia, ci interessa che non vengano qui, è chiaro?

Concludendo, con tutta l’amicizia e senza nessun razzismo – ci mancherebbe, noi non siamo razzisti – dovreste gentilmente stare fuori dalle palle e vivere tutta la vita nell’inferno che vi abbiamo creato. E se fate i bravi, un lavoro in un cantiere di Addis o in una miniera di Mbomou per due dollari al giorno potete anche trovarlo, con un po’ di culo, purché naturalmente a quella cifra lavoriate dieci ore dal lunedì al sabato a chiamata giornaliera, e non diciate troppo in giro quanta gente ci schiatta ogni giorno.

Se poi trasportate sacchi anche la domenica full time vi diamo qualcosa di più, così magari tra un po’ potete comprarvi un altro nostro televisore di scarto, però – mi raccomando – da usare lì, nella baracca piena di merda di capra in cui vivete.

Contenti?

Di Alessandro Giglioli

 

 

ANCHE LA DELEGAZIONE DELLA CASCINETTA DIDATTICA DI CASTELVERDE HA PARTECIPATO .

 

Celebrata dal Vescovo la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato Fonte Diocesi di Cremona
Celebrata dal Vescovo la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato Fonte Diocesi di Cremona
Celebrata dal Vescovo la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato Fonte Diocesi di Cremona
Celebrata dal Vescovo la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato Fonte Diocesi di Cremona
Celebrata dal Vescovo la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato Fonte Diocesi di Cremona

Celebrata dal Vescovo la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato Fonte Diocesi di Cremona

 Giornata mondiale del migrante e del rifugiato
Nella chiesa del Migliaro, a Cremona, insieme ai cattolici originari di vari Paesi

Si è svolta non a caso presso la chiesa di S. Maria Nascente, nella frazione Migliaro di Cremona, la celebrazione diocesana presieduta dal vescovo Antonio Napolioni per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si è celebrata domenica 14 gennaio. Proprio questa chiesa, infatti, è stata scelta come punto di riferimento diocesano per le celebrazioni e il ritrovo periodico dei gruppi di cristiani cattolici provenienti dai vari Paesi e ormai pienamente integrati sul territorio.

Una celebrazione che come sempre è stata colorata da tradizioni e lingue diverse, segno di una comunione vera, capace di superare ogni particolarismo. Canti e letture in francese, inglese, romeno e italiano sono stati il segno evidente di questa Giornata, che le diverse comunità hanno voluto solennizzare anche indossando i loro costumi più tipici.

All’inizio della Messa il saluto di don Maurizio Ghilardi, parroco delle parrocchie del Migliaro e del Boschetto, ma che di recente ha anche assunto anche il coordinamento della pastorale delle migrazioni accanto a quella missionaria. Nelle sue parole il ricordo dell’origine di questa Giornata con riferimento anche al messaggio del Papa per questa edizione, in particolare evidenziando quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.Sull’altare tra i sacerdoti concelebranti il vicario episcopale per la Pastorale, don Gianpaolo Maccagni; il vicario zonale, don Pierluigi Codazzi; il direttore della Caritas diocesana, don Antonio Pezzetti; il collaboratore parrocchiale, don Libero Salini. Oltre naturalmente ai sacerdoti che accompagnano i diversi gruppi etnici: don Anton Jicmon, don Alois Ntedika Ngimbi, don Felix Baffour Gyawu e don Ghilardi. Significativa anche la presenza del diacono fra Richard Aglah, uno dei religiosi togolesi in formazione presso il Seminario di Cremona.

Non mancava naturalmente una rappresentanza delle religiose d’origine straniera che operano in città nelle strutture della Caritas: le indiane Suore Catechiste di S. Anna e le togolesi dell’Istituto Nostra Signora di Nazareth.

Nell’omelia il Vescovo – che ha anzitutto ricordato la figura di mons. Bolognini, con la sua attenzione ai migranti, e Papa Francesco, sempre molto sensibile a questo fenomeno ancora di grande attualità – si è soffermato in modo particolare sulla pagina evangelica (Gv 1,35-42), attualizzandola con diversi riferimenti al fenomeno delle migrazioni. Se il pensiero è andato a chi è sul territorio ormai da anni, si è integrato, ha un lavoro e famiglia, mons. Napolioni non ha voluto dimenticare neppure quanti sono costretti a scappare dai propri paesi, spesso finendo nelle mani di veri e propri mercanti di schiavi.

Tra le parole chiave “speranza”, quella che proprio la fede riesce a tenere viva pur nelle tragedie dei viaggi disperati. Ma la vicinanza di Dio – ha ammonito il Vescovo – deve essere resa concreta e visibile da mani tese e sorrisi di amicizia. E ancora: “Quanto è importante che questo momento difficile del mondo si trasformi in una grande opportunità di crescita, giustizia e dignità per tutti”. Da qui l’invito a “cogliere le opportunità e dialogare tra queste diversità perché tutti ci possiamo sentire di casa”. Pur nelle differenze, nella consapevolezza che la diversità più grande è proprio quella tra Dio e l’uomo, ma che ha saputo essere storia di Alleanza e di amore.Prima della fine della Messa ha preso la parola anche il sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, che in un appassionato intervento ha sottolineato come non si è più stranieri solo quando si è in grado di costruire relazioni. In questo senso il forte invito a “vivere intensamente la comunità dentro logiche di democrazia”.

Photogallery della celebrazione

 

Il messaggio del Papa per la Giornata 

 I migranti cattolici in diocesi

Difficile fare un conteggio preciso dei migranti cattolici presenti in diocesi. Tuttavia i dati dell’Osservatorio provinciale di Cremona per l’immigrazione indicano la presenza di circa 10mila cristiani cattolici. In quasi tutte le parrocchie non mancano presenze numericamente contenute e la possibilità che queste singole famiglie possono trovare accoglienza sono reali.

Nei centri più popolosi i gruppi di immigrati, nel tempo, si sono organizzati. Ufficialmente non sono state costituite cappellanie, ma sono stati organizzati gruppi, geograficamente e culturalmente connotatati.

La comunità romena risulta la più organizzata, con la presenza ormai da undici anni di un sacerdote: don Anton Jicmon. Questa comunità celebra l’Eucaristia insieme ogni domenica e anche durante la settimana (il martedì e il venerdì). Il sacerdote cura la vita dei ragazzi con incontri settimanali che si svolgano il sabato pomeriggio. Le persone coinvolte più direttamente nell’attività pastorale sono 100/120 a fronte di un gruppo presumibilmente formato da 300 persone, distribuito su tutto il territorio diocesano.

I cattolici africani, suddivisi tra anglofoni e francofoni, sono presenti da tanti anni e nel tempo si sono organizzati in gruppi seguiti di volta in volta da sacerdoti temporaneamente presenti sul territorio. Un sacerdote congolese, don Alois Ntedika Ngimbi, oggi segue il gruppo francofono, sostanzialmente proveniente dalla Costa D’Avorio, che si ritrova a Cremona – città e nei dintorni –  con circa 60 presenze. Gruppi consistenti di africani si ritrovano anche a Casalbuttano, Piadena e Boschetto. A Casalmaggiore un sacerdote proveniente da Parma e studente a Venezia, padre Felix Baffour Gyawu, svolge il servizio domenicale per il gruppo anglofono dei cattolici ghanesi, circa una quarantina di persone.  Mentre a  S. Giovanni in Croce – dall’inizio del 2018 – ogni prima domenica del mese si ritrova un altro gruppo di africani anglofoni (nigeriani), raccogliendo anche circa 50 partecipanti da Piadena. Non mancano anche presenze di cattolici provenienti da Camerun e Congo. Questi gruppi africani, organizzatisi nel tempo, sostengono e animano momenti religiosi comunitari, come matrimoni e battesimi, anche se non mancano fatiche per un’effettiva comunione.

La comunità ucraina è formata da cattolici di rito bizantino (circa 30 persone), guidati dai preti ucraini di Brescia. Il gruppo – praticamente composto da donne che svolgono il lavoro di badanti – si ritrova la domenica (la prima e la terza domenica del mese) presso la Casa dell’Accoglienza di Cremona

 

 

HO RITROVATO I MIEI VECCHI ,PER MODO DI DIRE ALLIEVI...
HO RITROVATO I MIEI VECCHI ,PER MODO DI DIRE ALLIEVI...
HO RITROVATO I MIEI VECCHI ,PER MODO DI DIRE ALLIEVI...

HO RITROVATO I MIEI VECCHI ,PER MODO DI DIRE ALLIEVI…

TOUR CICLISTICO NEL SEGNO DI DON MILANI PER FARE CONOSCERE LE PROBLEMATICHE DEI RICHIEDENTI ASILO

TOUR CICLISTICO NEL SEGNO DI DON MILANI PER FARE CONOSCERE LE PROBLEMATICHE DEI RICHIEDENTI ASILO —

TOUR CICLISTICO NEL SEGNO DI DON MILANI PER FARE CONOSCERE LE PROBLEMATICHE DEI RICHIEDENTI ASILO —

CROCE BUON PASTORE DONATA DA SUA ECCELLENZA MONS. ANTONIO NAPOLIONI VESCOVO DIOCESI DI CREMONA IL 18 DICEMBRE 2O17 ALLA CASCINETTA DIDATTICA DI CASTELVERDE . OCCASIONE TOUR CICLISTICO PROGETTO ALLA SCOPERTA DI DON MILANI MIGRANTI DELLA CARITAS - MIGRANTI COOP. NAZARETH. — con Gabriele Cervi

CROCE BUON PASTORE DONATA DA SUA ECCELLENZA MONS. ANTONIO NAPOLIONI VESCOVO DIOCESI DI CREMONA IL 18 DICEMBRE 2O17 ALLA CASCINETTA DIDATTICA DI CASTELVERDE . OCCASIONE TOUR CICLISTICO PROGETTO ALLA SCOPERTA DI DON MILANI MIGRANTI DELLA CARITAS – MIGRANTI COOP. NAZARETH. — con Gabriele Cervi

PAPA FRANCESCO DI FRONTE AI MIGRANTI

PAPA FRANCESCO DI FRONTE AI MIGRANTI
PAPA FRANCESCO DI FRONTE AI MIGRANTI
PAPA FRANCESCO DI FRONTE AI MIGRANTI

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Consiglio d’Europa

F-67075 Strasbourg Cedex Francia

RICORSO INDIVIDUALE ALLA

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’ UOMO

Oggetto: Ricorso alla Comunità europea dei diritti dell’uomo per addivenire in Italia alla sburocratizzazione che attualmente è causa di non riconoscimento da parte dell’Italia dei migranti qui ospitati.. non dando loro una giusta certificazione idonea se non in tempi lunghissimi che alla fine sanciscono il ritorno dei medesimi al loro paese d’origine dopo anni in Italia senza aver avuto la possibilità di studiare e lavorare..

Mi chiamo Gabriele Cervi sono cittadino italianoe con la presente ricorso vorrei comunicare a codesta spettabile commissione europea dei diritti dell’uomo una problematica umanitaria riguardante i migranti ospitati in Italia.

Premesso

Chel’Italia è un paese ospitale e che a tutt’oggi si è sempre attivata in alcuni casi con abnegazione a ricevere i migranti che giungono sempre più numerosi sulle coste italiane

Si fa presente

Però la totale incapacità dello Stato Italiano di addivenire in tempi brevi al rilascio di certificazione ( permesso di soggiorno, asilo politico ecc) a queste persone che si vedono dopo due anni e più , parcheggiate in strutture d’accoglienza dovere ritornare nel proprio paese in quanto tali permessi non sono stati accordati.Questolentissimo non loro riconoscimento da parte delle istituzioni preposte italiane fa si che i migranti dall’ Italia ospitati, non possano nel frattempo seguire corsi professionali o andare a scuola, e non possano cercare un lavoro in quanto sprovvisti di documenti,

In questi anni tale piaga socialesoprattutto nel meridione d’Italia ha reso questi soggetti deboli e non tutelati (ribadisco per mancanza di certificazione idonea) siano sfruttati per poche lire.. Cito per tutti l’esempio del Caporalato molto in voga in Sicilia ed altre regioni del sud d’Italia.

Si fa presente inoltre

Che questa iniqua e lentissima procedura burocratica inficiaaltre opportunità per questi migranti, di cui una parte consistente vorrebbe non fermarsi in Italia ma andare in paesi dove i medesimi vengono presto riconosciuti rilasciando a loro i permessi e c certificazioni che permettono il pieno inserimento sociale, sia lavorativo che scolastico che in Italia non possono sperare di avere .

Business dei migranti

Questa latitanza da parte delle istituzioni italiane (Parlamento e Governo) a lungo andare ha prodotto da parte di soggetti sociali (mi riferisco ad alcune cooperative sociali che operano in Italia) truffe e criminalità sulla pelle di questi soggetti deboli. Un esempio per tutti(ne hanno parlato anche i giornali internazionali)è quella colossale truffa denominata di Roma mafia capitale, dove i vari illeciti giravano proprio sfruttando i migranti..

Oltre avere citato questi veri e proprie azioni criminali ( penalmente da noi si chiamano associazioni a delinquere ) non posso non citare alcune benemerite associazioni che con trasparenza ed abnegazione aiutano i migranti prima fra tutte la Caritas Italiana. Non posso qui citare il nostro Santo Padre Papa Francesco che pi volte ha alzato la Sua Autorevole voce a favore di questi esseri umani che sono nostri fratelli al di sopra delle religioni professate ma nel rispetto delle medesime. Il Santo Padre ha più volte condannatopalesando la mercimonia e il business che taluni hanno fatto illegalmente sui migranti.

Come cittadino e come operatore sociale (sono Presidente di una associazione onlus denominata : in cammino con S.Francesco la cascinetta didattica di Castelvede) il nostro fare è anche rivolto a favore dei migranti).

Attiviamodei corsi totalmente gratuiti e dal 2015 (data della nostra fondazione) con la collaborazione della Caritas Diocesana di Cremona attiviamo corsi mirati per i migranti. L’associazione che rappresento, si autofinanzia e abbiamo fatto la sceltadi non fruire di nessun contributo pubblico in quanto riteniamo che il nostro fare bene comune sia possibilmente il più puro e trasparente possibile. Seguendo le orme di S.Francesco. d’Assisi.

Nel nostro piccolo possiamo aiutare questi ragazzidando loro la possibilità di scoprire la propria manualità, possiamo però alla fine del percorso formativo rilasciare un attestato di frequenza, che aiuta e ridà dignità , speranza , ed autostima..Questo illustri membri della commissione europea dei diritti dell’uomo è un breve sunto di quello che vedo nel quotidiano nel fare volontariato. Questo purtroppo succede forse prevalentemente in Italiadi cui si dice essere un paese democratico ed aperto a tutte le colture .. E’ una piaga sociale che andrebbe al più presto estirpata.. : per questo mi rivolgo a voi come semplice cittadino, per chiederVi in quanto membri della Commissione dei diritti dell’Uomo di intervenire presso le istituzioni italiane (Parlamento italiano, Presidente della Repubblica, Governo Italiano ecc) per sollecitare al più presto una legge o decreto legge in cui si dia tempi certi al riconoscimento dei migranti che arrivano sempre di più in Italia e nel contempo per favorirne la loro vera integrazione…

A lungo andare se ciò non avverrà questa inumana lacuna italiana potrebbe anche procurare disordini (come già del resto sono avvenuti ) non più gestibili per la sicurezza di tutti.

Di quanto sopra scritto mi predo piena responsabilità civile e penale, firmando per esteso questa informativa ed allegando copia della mia carta d’identità. Vi chiedo se potete in coscienza fare qualche cosa persollecitare il Governo Italiano a porre al più presto rimedio all’ attuale status quo, i migranti ve ne saranno eternamente grati.

In fede.

Gabriele Cervi

Castelverde lì 24 giugno 2016

Gabriele Cervi

Via Mons.Gardinali, 11

26022 Castelverde(Prov. Cremona)

Si allega documentazione cartacea relativa alle irregolarità testè sopracitate

NO SLOT : POLITICI IPOCRITI GRAZIE VESCOVO MONS. NAPOLIONI
COMUNE DI CASTELVERDE POCO VIRTUOSO

COMUNE DI CASTELVERDE POCO VIRTUOSO

LA CAROVANA DELLA SPERANZA DI DON. LORENZO MILANI

QUESTA LETTERA SCRITTA DAI MIGRANTI GRUPPO DI LAVORO DEL PROGETTO DON MILANI E INVIATA A PAPA FRANCESCO E A LUI DEDICATA LA VORREI DEDICARE A MIA VOLTA A DUE MIEI STORICI ALLIEVI MIGRANTI DELLA CARITAS: ASARE SAMUEL E MOUSSA CONTE. PAPA FRANCESCO IL NOSTRO VESCOVO MONS. NAPOLIONI E DON PEZZETTI DIRETTORE DELLA CARITAS VI SONO VICINI.

QUESTA LETTERA SCRITTA DAI MIGRANTI GRUPPO DI LAVORO DEL PROGETTO DON MILANI E INVIATA A PAPA FRANCESCO E A LUI DEDICATA LA VORREI DEDICARE A MIA VOLTA A DUE MIEI STORICI ALLIEVI MIGRANTI DELLA CARITAS: ASARE SAMUEL E MOUSSA CONTE. PAPA FRANCESCO IL NOSTRO VESCOVO MONS. NAPOLIONI E DON PEZZETTI DIRETTORE DELLA CARITAS VI SONO VICINI.

LUNEDI MATTINA 18 DICEMBRE 2017 DALLA CASCINETTA DIDATTICA DI CASTELVERDE SIAMO IN PARTENZA PER CREMONA
LUNEDI MATTINA 18 DICEMBRE 2017 DALLA CASCINETTA DIDATTICA DI CASTELVERDE SIAMO IN PARTENZA PER CREMONA

LUNEDI MATTINA 18 DICEMBRE 2017 DALLA CASCINETTA DIDATTICA DI CASTELVERDE SIAMO IN PARTENZA PER CREMONA

LA CAROVANA DELLA SPERANZA DI DON. LORENZO MILANI
RICEVUTI DA VESCOVO MONS. ANTONIO NAPOLIONI . AL VESCOVO ABBIAMO DONATO L'OPUSCOLO FOTOGRAFICO E LA CHIAVETTA USB DOVE SONO STATI RIVERSATI I MOMENTI PIU' IMPORTANTI DEL CORSO DI ALFABETIZZAZIONE RIVOLTO ALLA SCOPERTA DI DON. LORENZO MILANI. IL VESCOVO HA DONATO AI MIGRANTI UNA BELLA CROCE BENEDETTA PROVENIENTE DALLA TERRA SANTA,, INFINE MI HA DONATO ALTRI OGGETTI PER I MIEI PASTROCCHI.... PRIMA DI CONGEDARCI CI SIAMO FATTI GLI AUGURI DI BUON NATALE..

RICEVUTI DA VESCOVO MONS. ANTONIO NAPOLIONI . AL VESCOVO ABBIAMO DONATO L’OPUSCOLO FOTOGRAFICO E LA CHIAVETTA USB DOVE SONO STATI RIVERSATI I MOMENTI PIU’ IMPORTANTI DEL CORSO DI ALFABETIZZAZIONE RIVOLTO ALLA SCOPERTA DI DON. LORENZO MILANI. IL VESCOVO HA DONATO AI MIGRANTI UNA BELLA CROCE BENEDETTA PROVENIENTE DALLA TERRA SANTA,, INFINE MI HA DONATO ALTRI OGGETTI PER I MIEI PASTROCCHI…. PRIMA DI CONGEDARCI CI SIAMO FATTI GLI AUGURI DI BUON NATALE..

LA CAROVANA DELLA SPERANZA DI DON. LORENZO MILANI
OPUSCOLI

OPUSCOLI

IL PROGETTO CONTINUA FINO A GIUGNO 2018 NUOVO LIBRO DI TESTO: ESPERIENZE PASTORALI

IL PROGETTO CONTINUA FINO A GIUGNO 2018 NUOVO LIBRO DI TESTO: ESPERIENZE PASTORALI

LA CAROVANA DELLA SPERANZA DI DON. LORENZO MILANI

NOSTRO VIDEO INVIATO A PAPA FRANCESCO ALLEGANDO OPUSCOLO E CHIAVETTA USB

COPIA CROCE DI PAPA FRANCESCO DONATA DAL VESCOVO MONS. ANTONIO NAPOLIONI ALLA CASCINETTA DIDATTICA. AI MIGRANTI E' STATA DONATA UNA CROCE BENEDETTA PROVENIENTE DALLA TERRA SANTA..

COPIA CROCE DI PAPA FRANCESCO DONATA DAL VESCOVO MONS. ANTONIO NAPOLIONI ALLA CASCINETTA DIDATTICA. AI MIGRANTI E’ STATA DONATA UNA CROCE BENEDETTA PROVENIENTE DALLA TERRA SANTA..

2 TAPPA RICEVUTI DAL DIRETTORE DELLA CARITAS DIOCESANA DON. ANTONIO PEZZETTI AL QUALE ABBIAMO CONSEGNATO L'OPUSCOLO FOTOGRAFICO

2 TAPPA RICEVUTI DAL DIRETTORE DELLA CARITAS DIOCESANA DON. ANTONIO PEZZETTI AL QUALE ABBIAMO CONSEGNATO L’OPUSCOLO FOTOGRAFICO

OSPITI DELLA CARITAS.. PAUSA PRANZO

OSPITI DELLA CARITAS.. PAUSA PRANZO

LA CAROVANA DELLA SPERANZA DI DON. LORENZO MILANI
TERZA E ULTIMA TAPPA SIAMO STATI RICEVUTI DA DON. PIER PRESIDENTE COOPERATIVA NAZARETH AL QUALE ABBIAMO CONSEGNATO L'OPUSCOLO

TERZA E ULTIMA TAPPA SIAMO STATI RICEVUTI DA DON. PIER PRESIDENTE COOPERATIVA NAZARETH AL QUALE ABBIAMO CONSEGNATO L’OPUSCOLO

ALLA SCOPERTA DI DON. LORENZO MILANI PROGETTO DELLA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS DI CASTELVERDE

BUON 2018 A TUTTI I MIEI AMICI ONLINE.

ALMANACCO 2017 CASCINETTA DIDATTICA ONLUS DI CASTELVERDE

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“Tutti qui a giocare alle slot”

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Il record di Caresanablot, la Las Vegas italiana è un paese di mille abitanti: “Tutti qui a giocare alle slot”

Caresanablot è un comune di poco più di mille abitanti in provincia di Vercelli. Qui sono stati spesi nel 2016 più di 27 milioni di euro per le giocate. In pratica in media ogni residente avrebbe speso alle slot machine più di 24 mila euro. Nessuno, in Italia, ha fatto meglio. In realtà il merito (o la colpa) non è tutta dei residenti. A Caresanablot, lungo la statale che attraversa il paese, sorge una grande sala slot aperta giorno e notte (con una piccola interruzione dalle 4 alle 10), 365 giorni l’anno, che attrae clientela da tutto il vercellese e dalle altre province piemontesi. Per una caratteristica: sorge lontano da tutti i luoghi sensibili (banche, chiese, asili, scuole) dove la legge regionale vieta l’utilizzo delle macchinette. “A rovinarsi alle slot non sono i miei compaesani – assicura il sindaco, Italo Grosso – ma quelli che vengono da fuori. Nessuno si è mai rivolto al comune perché si è rovinato alle macchinette. Qui stanno tutti bene: non esiste la disoccupazione”. di Francesco Gilioli

4 gennaio 2018

ALLA SCOPERTA DI DON. LORENZO MILANI PROGETTO DELLA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS DI CASTELVERDE

BUON 2018 A TUTTI I MIEI AMICI ONLINE.

QUESTA LETTERA SCRITTA DAI MIGRANTI GRUPPO DI LAVORO DEL PROGETTO DON MILANI E INVIATA A PAPA FRANCESCO E A LUI DEDICATA LA VORREI DEDICARE A MIA VOLTA A DUE MIEI STORICI ALLIEVI MIGRANTI DELLA CARITAS: ASARE SAMUEL E MOUSSA CONTE. PAPA FRANCESCO IL NOSTRO VESCOVO MONS. NAPOLIONI E DON PEZZETTI DIRETTORE DELLA CARITAS VI SONO VICINI.

QUESTA LETTERA SCRITTA DAI MIGRANTI GRUPPO DI LAVORO DEL PROGETTO DON MILANI E INVIATA A PAPA FRANCESCO E A LUI DEDICATA LA VORREI DEDICARE A MIA VOLTA A DUE MIEI STORICI ALLIEVI MIGRANTI DELLA CARITAS: ASARE SAMUEL E MOUSSA CONTE. PAPA FRANCESCO IL NOSTRO VESCOVO MONS. NAPOLIONI E DON PEZZETTI DIRETTORE DELLA CARITAS VI SONO VICINI.

LUNEDI MATTINA 18 DICEMBRE 2017 DALLA CASCINETTA DIDATTICA DI CASTELVERDE SIAMO IN PARTENZA PER CREMONA
LUNEDI MATTINA 18 DICEMBRE 2017 DALLA CASCINETTA DIDATTICA DI CASTELVERDE SIAMO IN PARTENZA PER CREMONA

LUNEDI MATTINA 18 DICEMBRE 2017 DALLA CASCINETTA DIDATTICA DI CASTELVERDE SIAMO IN PARTENZA PER CREMONA

LA CAROVANA DELLA SPERANZA DI DON. LORENZO MILANI
RICEVUTI DA VESCOVO MONS. ANTONIO NAPOLIONI . AL VESCOVO ABBIAMO DONATO L'OPUSCOLO FOTOGRAFICO E LA CHIAVETTA USB DOVE SONO STATI RIVERSATI I MOMENTI PIU' IMPORTANTI DEL CORSO DI ALFABETIZZAZIONE RIVOLTO ALLA SCOPERTA DI DON. LORENZO MILANI. IL VESCOVO HA DONATO AI MIGRANTI UNA BELLA CROCE BENEDETTA PROVENIENTE DALLA TERRA SANTA,, INFINE MI HA DONATO ALTRI OGGETTI PER I MIEI PASTROCCHI.... PRIMA DI CONGEDARCI CI SIAMO FATTI GLI AUGURI DI BUON NATALE..

RICEVUTI DA VESCOVO MONS. ANTONIO NAPOLIONI . AL VESCOVO ABBIAMO DONATO L’OPUSCOLO FOTOGRAFICO E LA CHIAVETTA USB DOVE SONO STATI RIVERSATI I MOMENTI PIU’ IMPORTANTI DEL CORSO DI ALFABETIZZAZIONE RIVOLTO ALLA SCOPERTA DI DON. LORENZO MILANI. IL VESCOVO HA DONATO AI MIGRANTI UNA BELLA CROCE BENEDETTA PROVENIENTE DALLA TERRA SANTA,, INFINE MI HA DONATO ALTRI OGGETTI PER I MIEI PASTROCCHI…. PRIMA DI CONGEDARCI CI SIAMO FATTI GLI AUGURI DI BUON NATALE..

LA CAROVANA DELLA SPERANZA DI DON. LORENZO MILANI
OPUSCOLI

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IL PROGETTO CONTINUA FINO A GIUGNO 2018 NUOVO LIBRO DI TESTO: ESPERIENZE PASTORALI

IL PROGETTO CONTINUA FINO A GIUGNO 2018 NUOVO LIBRO DI TESTO: ESPERIENZE PASTORALI

LA CAROVANA DELLA SPERANZA DI DON. LORENZO MILANI
COPIA CROCE DI PAPA FRANCESCO DONATA DAL VESCOVO MONS. ANTONIO NAPOLIONI ALLA CASCINETTA DIDATTICA. AI MIGRANTI E' STATA DONATA UNA CROCE BENEDETTA PROVENIENTE DALLA TERRA SANTA..

COPIA CROCE DI PAPA FRANCESCO DONATA DAL VESCOVO MONS. ANTONIO NAPOLIONI ALLA CASCINETTA DIDATTICA. AI MIGRANTI E’ STATA DONATA UNA CROCE BENEDETTA PROVENIENTE DALLA TERRA SANTA..

2 TAPPA RICEVUTI DAL DIRETTORE DELLA CARITAS DIOCESANA DON. ANTONIO PEZZETTI AL QUALE ABBIAMO CONSEGNATO L'OPUSCOLO FOTOGRAFICO

2 TAPPA RICEVUTI DAL DIRETTORE DELLA CARITAS DIOCESANA DON. ANTONIO PEZZETTI AL QUALE ABBIAMO CONSEGNATO L’OPUSCOLO FOTOGRAFICO

OSPITI DELLA CARITAS.. PAUSA PRANZO

OSPITI DELLA CARITAS.. PAUSA PRANZO

LA CAROVANA DELLA SPERANZA DI DON. LORENZO MILANI
TERZA E ULTIMA TAPPA SIAMO STATI RICEVUTI DA DON. PIER PRESIDENTE COOPERATIVA NAZARETH AL QUALE ABBIAMO CONSEGNATO L'OPUSCOLO

TERZA E ULTIMA TAPPA SIAMO STATI RICEVUTI DA DON. PIER PRESIDENTE COOPERATIVA NAZARETH AL QUALE ABBIAMO CONSEGNATO L’OPUSCOLO

ALMANACCO 2017 CASCINETTA DIDATTICA ONLUS DI CASTELVERDE

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25Dic2017

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Gabriele Cervi a NO SLOT ASSOCIAZIONE IN CAMMINO CON S.FRANCESCO CASCINETTA DIDATTICA ONLUS

CASTELVERDE COMUNE POCO VIRTUOSO….

COMUNE DI CASTELVERDE POCO VIRTUOSO

GRANDE.

«Quanta gente si avvicina a una parrocchia cercando questa pace, questo rispetto, questa dolcezza e incontra lotta interna tra i fedeli. Invece della dolcezza e del rispetto incontra le chiacchiere, le maldicenze, le competenze, le concorrenze, uno contro l’altro. Incontra quell’aria non d’incenso, ma di chiacchiericcio e poi cosa dice: “Se questi sono cristiani preferisco rimanere pagano”. E se ne va deluso perché questi non sanno custodire lo Spirito. Perché con questo linguaggio di farsi vedere, d’invidia, di gelosia allontaniamo la gente…»

(GLI ARTICOLI PIÙ LETTI NEL 2017 SU FC.IT)

Altro…

Le parole di Francesco, durante la visita che fece a maggio nella parrocchia di San Pier Damiani a Casal Bernocchi, quando esortò i fedeli a parlare il linguaggio…
famigliacristiana.it

IL PARLAMENTO LATITA CONTRO LE SLOT IL BUSINESS E LE LOBBY STANNO VINCENDO

 

 

IL PARLAMENTO LATITA CONTRO LE SLOT IL BUSINESS E LE LOBBY STANNO VINCENDO

FARE FINTA DI CAMBIARE PER NON CAMBIARE NULLA

LA VERA LOTTA È TOGLIERE LE SLOT DAI PUNTI SENSIBILI COME SCUOLE STAZIONI PULMAN E TRENI METROPOLITANE ECC. MA NESSUNO FA NIENTE E NON PROPONE ALTERNATIVE ANCHE AIUTANDO GLI STESSI ESERCENTI ..ORA INIZIEREMO NOI A PORTARE NELLE SEDI COMPETENTI LE NOSTRE PROPOSTE CHE NON SONO IRREALIZZABILI MA CHE METTONO LA PERSONA AL CENTRO DEI BISOGNI UMANI . CHE UN PARLAMENTO LIBERO DOVREBBE GARANTIRE.. .

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VESCOVO DI CREMONA NAPOLEONI: IL PRIMO PULPITO ? E’ IL SORRISO SUI NOSTRI VOLTI FONTE AVVENIRE

 Cremona. Napolioni: il primo pulpito? È il sorriso sui nostri volti
 

Giacomo Gambassi, inviato a Cremona venerdì 22 settembre 2017
A colloquio con il vescovo di Cremona originario delle Marche che guida la diocesi lombarda dal 2016. «Fra preti e sposi un’alleanza strategica. I giovani vanno ascoltati: ecco il nostro Sinodo»Il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, con alcuni ragazzi

Il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, con alcuni ragazzi

Dalle vetrine del negozio di generi alimentari che si trova appena dietro la Cattedrale di Cremona qualcuno vede passare a piedi, in un angolo della piazza, monsignor Antonio Napolioni. «C’è il vescovo – indica la titolare –.Vorrei invitarlo a benedire il negozio… Ogni volta che lo vedo è sempre così sorridente». I clienti concordano. «Tanta gente rimane sorpresa perché sorrido – racconta lui –. Ma il primo pulpito è proprio il sorriso. Se come discepoli del Risorto siamo uomini della gioia, la gioia va mostrata più che spiegata o descritta ». Ride il vescovo arrivato dalle Marche che compirà 60 anni l’11 dicembre e che dal gennaio 2016 guida una Chiesa di 366mila anime divisa fra le province di Cremona, Bergamo, Mantova e Milano. «Papa Francesco mi considera il “vescovo del torrone”. E ogni volta che ci incrociamo mi chiede: “Mi hai portato il torrone?”». Possibile? «Certo. E c’è un motivo. Quando Bergoglio studiava in Germania, c’era una ragazza di qui che gli regalava il torrone e aveva continuato a inviarglielo in Argentina. Perciò, per Francesco, Cremona è la patria dei torroni», scherza il presule.

Il vescovo Napolioni mentre gioca a calciobalilla

Il vescovo Napolioni mentre gioca a calciobalilla

Il passo di Napolioni è veloce. Del resto è un buon camminatore. Ha alle spalle anni nei gruppi Agesci. «È stato il mondo scout a farmi riscoprire la bellezza dell’essere Chiesa – confida il pastore con il fazzolettone –. Vengo da una famiglia che aveva due anime: una cattolica e l’altra anticlericale, addirittura massonica. Sono cresciuto in parrocchia ma, come accade a tanti giovani, ho vissuto un periodo di distacco dai sacramenti. Quando mi sono imbattuto nello scautismo, ho trovato laici e sacerdoti entusiasti della loro scelta di servizio fondata sul Vangelo. E, nel momento in cui mi sono reso conto che la cosa più importante che potessi fare assieme ai ragazzi era leggere la Parola di Dio e pregare con loro, sono entrato in Seminario. Avevo 21 anni e frequentavo giurisprudenza. Forse, senza questi incontri, sarei stato un avvocato come mio nonno e mio padre…». Anche nel suo stemma episcopale c’è un richiamo a Robert Baden-Powell, il “padre” degli scout. «Sono stati i bambini a convertimi – rivela Napolioni –. Attraverso l’impegno accanto ai ragazzi e quel protagonismo laicale vissuto nell’Agesci, ho capito che cosa sia la gioia della fede. E tutto ciò l’ho evidenziato nel mio motto: “Servite il Signore nella gioia”. In fondo la ricerca della gioia trova la sua pienezza nel servizio e nell’incontro con il Signore che si mette a servizio dell’uomo».

La Cattedrale e il Battistero di Cremona

La Cattedrale e il Battistero di Cremona

Oltre quattrocento chilometri separano Cremona dall’arcidiocesi in cui il presule è nato ed è diventato sacerdote: quella di Camerino-San Severino Marche. «Mai avrei immaginato di approdare in Val Padana. Vengo da una terra di montagna. E la pianura mi era totalmente estranea. Adesso ne sto assaporando il fascino che genera anche una sua psicologia. La pianura ha un orizzonte aperto, senza barriere, che facilita ed espone all’incursione dell’altro. Per questo nascono qui le cascine che sono al tempo stesso presidi di difesa ma anche laboratori di solidarietà che hanno portato a un pullulare di opere benefiche e associazioni». Il vescovo torna alla sua nomina voluta da Francesco. E la racconta fra battute e aneddoti. «Andavo a dire le Lodi nella chiesa parrocchiale quando arriva un collaboratore che mi dice: “Don Antonio, c’è da chiudere il bagno. Un macello… Tutto sporco. Hanno fatto un dispetto». E io: “Dico le Lodi e arrivo”. Poi compare un prete anziano: “L’arcivescovo ti cerca subito”. Io ribatto: “Dico le Lodi e lo contatto”. Che cosa avrò fatto dopo le Lodi? Mi sono messo a pulire il bagno. Mentre stavo lì, mi chiama l’arcivescovo Brugnaro: “Vieni di corsa”. Gli rispondo: “Adesso ho un’emergenza”. E lui: “Quale?”. E io: “Un bagno da sistemare…”. Lo sento replicare: “Macché bagno, ti vuole il nunzio apostolico”».

Il vescovo Napolioni durante un'uscita diocesana

Il vescovo Napolioni durante un’uscita diocesana

Napolioni era parroco a San Severino quando il Papa lo sceglie per guidare la Chiesa cremonese. «Cinque anni preziosissimi che mi hanno insegnato una capacità di dialogo che forse non avrei avuto». Sarà per questo che come pastore insiste sul ruolo della parrocchia. Da «ripensare», ha scritto. «La tradizione del Lombardo Veneto – osserva – vuole che le parrocchie siano avamposti sociali. Infatti avevano la scuola o il grande oratorio. Qualcosa di tutto questo resiste, mentre altro richiede un aggiornamento. Altrimenti corriamo il rischio di piangere sulle sicurezze che non abbiamo più e di non aprirci al rinnovamento pastorale che nel Centro Italia, avendo vissuto prima la crisi delle vocazioni, è già stato avviato. Nella diocesi di Cremona abbiamo 222 parrocchie: un numero così elevato non tiene conto della vita reale della gente. Le strutture non possono essere il criterio primo. Non si tratta di attuare una spending reviewo un ritocco dei confini. Ripensare la parrocchia significa guardare dove le persone stanno e quindi puntare sulla collaborazione, sulla valorizzazione del laicato e dei diversi ministeri, sulle unità pastorali». Il vescovo va con la mente al dramma del sisma che ha colpito le sue terre d’origine. «L’esperienza del terremoto testimonia drammaticamente che, dove non si riusciva a fare unità, adesso è possibile collaborare perché le pietre vive si accorgono che hanno bisogno le une delle altre. Così la parrocchia diventa veramente una famiglia di famiglie».

Il vescovo Napolioni con alcune anziane

Il vescovo Napolioni con alcune anziane

Da ex rettore per dodici anni del Pontificio Seminario Marchigiano “Pio XI” di Ancona durante i quali ha accompagnato al sacerdozio più di cento giovani e adulti, Napolioni traccia l’identikit del presbitero. «Il prete non può muoversi da solo, come avesse un potere “sacro” di cui è l’unico depositario. No, il prete deve essere un animatore di comunione che in certi momenti interloquisce quasi alla pari con giovani, famiglie, adulti. Un’esperienza di corresponsabilità che necessita di un fondamento imprescindibile: la comunione fra i preti. Solo se i sacerdoti sanno dialogare fra loro, riescono ad animare in modo non paternalistico e non manipolatorio la comunità. È la sfida della sinodalità che non va ridotta a tema per i convegni ma deve tradursi in un “camminare insieme” tutti i giorni».

Il vescovo Napolioni fra le famiglie

Il vescovo Napolioni fra le famiglie

Famiglie e giovani sono le priorità indicate da Napolioni. «Nei mesi scorsi ci siamo interrogati su come essere Chiesa dell’Amoris laetitia. E la risposta è stata che tutta la pastorale deve avere al centro la famiglia. Aggiungo che ritengo strategica un’alleanza fra preti e sposi. Così già dallo scorso anno ogni seminarista incontra regolarmente una famiglia con cui è gemellato». Poi i ragazzi. «Abbiamo anticipato il Papa indicendo qui un Sinodo dei giovani», scherza il vescovo. Perché a Cremona il Sinodo è già cominciato quest’anno con percorsi di riflessione, mentre i prossimi mesi saranno scanditi dai lavori in assemblea. «Mi è stato suggerito da un laico non appena sono arrivato. Intendiamo ascoltare i nostri ragazzi non tanto per delegare le responsabilità che come adulti e come una comunità educante abbiamo, quanto per scorgere il nuovo che Dio ci prepara attraverso le giovani generazioni». Ma i ragazzi sono una periferia esistenziale? «Direi di no, nel senso che non vanno lasciati nei ghetti che creiamo per loro. C’è urgenza di offrire spazi di sperimentazione, di tirocinio, di discepolato che oggi mancano».

La Cattedrale e il Battistero di Cremona

La Cattedrale e il Battistero di Cremona

Napolioni prega con le parole di Charles de Foucauld: “Rimetto l’anima nelle tue mani”. «Il suo esempio è una medicina all’attivismo pastorale, un antidoto alle tentazioni personali e a quelle del nostro tempo che ci impone di essere sempre in prima linea. Serve sapersi fermare per evitare che il tritacarne delle nostre agende ci tolga il piacere di contemplare il passaggio di Dio nella nostra vita. Un esempio? Ho proposto ai preti una volta al mese una passeggiata insieme». Altra figura cara al vescovo è don Primo Mazzolari, il parroco cremonese di Bozzolo, di cui lunedì è stata aperta la fase diocesana del processo di beatificazione. «L’ho conosciuto durante gli anni del Seminario attraverso i suoi scritti che adesso sto rileggendo da vescovo della sua terra. Noto una vicinanza impressionante fra il magistero di Francesco e la profezia di don Primo che ha fatto della chiarezza sulVangelo e sul servizio al popolo e ai poveri il perno del suo ministero. Di “preti così”, dico prendendo a prestito il titolo di un suo volume, abbiamo molto bisogno. La Chiesa ha oggi necessità di occasioni di dibattito che richiedono un confronto schietto, approfondito e sempre misurato sulla vita della gente. Come ci testimonia don Mazzolari».

CHI E’ ANTONIO NAPOLIONI

Compierà 60 anni il prossimo 11 dicembre il vescovo Antonio Napolioni. Nato a Camerino, in provincia di Macerata e nell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche, entra in Seminario negli anni dell’università e prosegue la sua formazione a Roma nella Pontificia Università Salesiana dove consegue il dottorato in teologia con la specializzazione in pastorale giovanile e catechetica. Ordinato sacerdote nel 1983, è direttore dell’Ufficio catechistico diocesano e vicario episcopale per la pastorale. Assistente nazionale dell’Agesci dal 1992 al 1998, è per cinque anni vicerettore e per dodici rettore del Pontificio Seminario Marchigiano “Pio XI” ad Ancona. Quando arriva la nomina a vescovo nel novembre 2015, è parroco di San Severino Vescovo a San Severino Marche. Nel gennaio 2016 riceve l’ordinazione episcopale a Cremona facendo il suo ingresso nella diocesi che guida.

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