NON MI AVETE FATTO NIENTE

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NON MI AVETE FATTO NIENTE

 

La solidarietà di chi non ha niente e l’egoismo di chi ha tutto!!

3 Febbraio 2018 BLOG SENZA SCOPO DI LUCRO DELLA ASSOCIAZIONE IN CAMMINO CON S.FRANCESCO LA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS DI CASTELVERDE NO PUBBLICITA’ RESPONSABILE UNICO GABRIELE CERVI cervi.gabriele@libero.it l’Associazione si autofinanzia dona il tuo 5×1000 C.F. 93056600195 – si possono fare piccole offerte IBAN IT24C0503456770000000000530 cellulare: 3391461161

 

 

 

 

La solidarietà di chi non ha niente e l’egoismo di chi ha tutto!!

 

Questo mio ricorso alla corte Europea di Strasburgo a favore  dei  migranti lo considero come  un atto dovuto.. da parte di una persona che ha investito gran parte della propria vita a difendere i deboli, gli emarginati, i minori, gli orfani e i lavoratori, dando sempre  voce a chi non ha voce.. In un paese dove  la maggior parte della gente critica tutto e tutti,  dove tutti si lamentano dello status politico-economico formato da molti corrotti,  senza però alzare in primis,  un dito per cercare di cambiare le cose non è facile alzare la propria voce libera  e uscire dai tanti lacci che legano per interessi sempre più variegati, lo status sociale,  attore istituzionale e  buonista di facciata.

Questi soggetti deboli, agli occhi della gran parte della gente sono visti come intrusi che sono venuti nel nostro paese solo per rubarci lavoro..e per questo sono  guardati a vista come temibili concorrenti, dove le opportunità lavorative per noi italiani doc sono sempre meno.. Ma che vogliono questi esseri!! Noi abbiamo sudato anni per raggiungere stabilità economica, abbiamo fatto tanti sacrifici per crearci una posizione nella società..  E questi individui pretendono subito , una casa, un lavoro.. ma che vadano a quel paese!!… Frase fra le più gentili  che in questi anni ho sentito proferire da taluni.

Io credo invece che il popolo italiano non sia quello che  appendiamo dai media o dai bar, o da politici che sul razzismo vivacchiano di consensi,  credo che il popolo italiano invece sia solidale quanto basta per essere preso ad esempio da altri stati europei, più ricchi, ma molto egoisti dal lato umano. Il problema del nostro paese è che siamo stati vittime (e forse lo siamo ancora) di politici affaristi, di gente senza scrupoli che anche  sulla povertà sono riusciti a creare  il loro business, dove chi decide  fa leggi  anche importanti, ma che  poi alla fine  non si preoccupa di farle applicare  correttamente.

Con i soldi ,pubblici, che sono  i ,nostri, il paese  è stato governato da decenni da veri e propri comitati d’affari .. tanti soldi si sono fermati  e si fermano e si fermeranno in mille rivoli clientelari.. per accontentare  la numerosa clientela istituzionale che alla fine determina consensi al politico di turno…. Anche questa emergenza profughi per taluni affaristi senza scrupoli è diventato un business sporco. Tutto ciò ha provocato  odio e avversità verso queste persone…  che  hanno la sola  colpa di essere capitati in un paese corrotto… Io ho l’onore di fare volontariato puro e il nostro capitale non sono i soldi ma bensì le persone che  aiutiamo.   Non abbiamo bisogno di finanziamenti  pubblici per fare   solidarietà.  Abbiamo invece bisogno di persone vere, oneste, che investono nel capitale umano  e che credono veramente nel bene comune.. Tutto questo non è utopia.

Gli Italiani hanno un cuore grande, generoso e solidale, cerchiamo allora di cambiare il Paese affarista , ipocrita e corrotto dando per primi noi, buon esempio .

 

Gabriele Cervi

 

 

 

Corte Europea dei Diritti dellUomo

Consiglio dEuropa

RICORSO INDIVIDUALE ALLA

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’ UOMO

 

Oggetto: Ricorso alla Comunità europea dei diritti dell’uomo per addivenire in Italia alla sburocratizzazione che attualmente è causa di non riconoscimento da parte dell’Italia dei migranti qui ospitati.. non dando loro una giusta certificazione idonea se non in tempi lunghissimi che alla fine sanciscono il ritorno dei medesimi al loro paese d’origine dopo anni in Italia senza aver avuto la possibilità di studiare e lavorare..

Mi chiamo Gabriele Cervi sono cittadino italiano e con la presente ricorso vorrei comunicare a codesta spettabile commissione europea dei diritti dell’uomo una problematica umanitaria riguardante i migranti ospitati in Italia.

Premesso

Che l’Italia è un paese ospitale e che a tutt’oggi si è sempre attivata in alcuni casi con abnegazione a ricevere i migranti che giungono sempre più numerosi sulle coste italiane

Si fa presente

Però la totale incapacità dello Stato Italiano di addivenire in tempi brevi al rilascio di certificazione (permesso di soggiorno, asilo politico ecc) a queste persone che si vedono dopo due anni e più , parcheggiate in strutture d’accoglienza dovere ritornare nel proprio paese in quanto tali permessi non sono stati accordati. Questo lentissimo non loro riconoscimento da parte delle istituzioni preposte italiane fa si che i migranti dall’Italia ospitati, non possano nel frattempo seguire corsi professionali o andare a scuola, e non possano cercare un lavoro in quanto sprovvisti di documenti,

In questi anni tale piaga sociale soprattutto nel meridione d’Italia ha reso questi soggetti deboli e non tutelati (ribadisco per mancanza di certificazione idonea) siano sfruttati per poche lire.. Cito per tutti l’esempio del Caporalato molto in voga in Sicilia ed altre regioni del sud d’Italia.

Si fa presente inoltre

Che questa iniqua e lentissima procedura burocratica inficia altre opportunità per questi migranti, di cui una parte consistente vorrebbe non fermarsi in Italia ma andare in paesi dove i medesimi vengono presto riconosciuti rilasciando a loro i permessi e certificazioni che permettono il pieno inserimento sociale, sia lavorativo che scolastico che in Italia non possono sperare di avere .

Business dei migranti

Questa latitanza da parte delle istituzioni italiane (Parlamento e Governo) a lungo andare ha prodotto da parte di soggetti sociali (mi riferisco ad alcune cooperative sociali che operano in Italia) truffe e criminalità sulla pelle di questi soggetti deboli. Un esempio per tutti (ne hanno parlato anche i giornali internazionali) è quella colossale truffa denominata  Roma mafia capitale, dove i vari illeciti giravano proprio sfruttando i migranti..

Oltre avere citato questi veri e proprie azioni criminali ( penalmente da noi si chiamano associazioni a delinquere ) non posso non citare alcune benemerite associazioni che con trasparenza ed abnegazione aiutano i migranti prima fra tutte la Caritas Italiana. Non posso qui citare il nostro Santo Padre Papa Francesco che più volte ha alzato la Sua Autorevole voce a favore di questi esseri umani che sono nostri fratelli al di sopra delle religioni professate ma nel rispetto delle medesime. Il Santo Padre ha più volte condannato palesando la mercimonia e il business che taluni hanno fatto illegalmente sui migranti.

Come cittadino e come operatore sociale (sono Presidente di una associazione onlus denominata : in cammino con S.Francesco la cascinetta didattica di Castelvede) il nostro fare è anche rivolto a favore dei migranti).

Attiviamodei corsi totalmente gratuiti e dal 2015 (data della nostra fondazione) con la collaborazione della Caritas Diocesana di Cremona attiviamo corsi mirati per i migranti. L’associazione che rappresento, si autofinanzia e abbiamo fatto la scelta di non fruire di nessun contributo pubblico in quanto riteniamo che il nostro fare bene comune sia possibilmente il più puro e trasparente possibile. Seguendo le orme di S.Francesco. d’Assisi.

Nel nostro piccolo possiamo aiutare questi ragazzi dando loro la possibilità di scoprire la propria manualità, alla fine del percorso formativo POSSIAMO  rilasciare un attestato di frequenza, che aiuta e ridà dignità , speranza , ed autostima..Questo illustri membri della commissione europea dei diritti dell’uomo è un breve sunto di quello che vedo nel quotidiano nel fare volontariato. Questo purtroppo succede forse prevalentemente in Italia di cui si dice essere un paese democratico ed aperto a tutte le colture .. E’ una piaga sociale che andrebbe al più presto estirpata.. : per questo mi rivolgo a voi come semplice cittadino, per chiederVi in quanto membri della Commissione dei diritti dell’Uomo di intervenire presso le istituzioni italiane (Parlamento italiano, Presidente della Repubblica, Governo Italiano ecc) per sollecitare al più presto una legge o decreto legge in cui si dia tempi certi al riconoscimento dei migranti che arrivano sempre di più in Italia e nel contempo per favorirne la loro vera integrazione…

A lungo andare se ciò non avverrà questa inumana lacuna italiana potrebbe anche procurare disordini (come già del resto sono avvenuti ) non più gestibili per la sicurezza di tutti.

Di quanto sopra scritto mi predo piena responsabilità civile e penale, firmando per esteso questa informativa ed allegando copia della mia carta d’identità. Vi chiedo se potete in coscienza fare qualche cosa persollecitare il Governo Italiano a porre al più presto rimedio all’ attuale status quo, i migranti ve ne saranno eternamente grati.

In fede.

Gabriele Cervi

Castelverde lì24 giugno 2016

Gabriele Cervi

Via Mons.Gardinali, 11

26022 Castelverde(Prov. Cremona)

Si allega documentazione cartacea relativa alle irregolarità testèsopracitate.

 

 

 

 

 

“Avvenire”: iniziata in diocesi la campagna abbonamenti a prezzi speciali. Ecco le diverse possibilità

Lettera del vescovo Antonio Napolioni che esprime “convinzione e fiducia” per questa nuova proposta

 

Dal 14 gennaio l’informazione della Chiesa cremonese sul quotidiano Avvenire è raddoppiata, grazie alle due pagine dedicate pubblicate ogni domenica. Nello stesso tempo è entrata nel vivo la campagna di abbonamenti  con differenti proposte per ricevere il giornale della domenica a prezzi agevolati.

Gli ex-abbonati al settimanale diocesano “La Vita Cattolica” stanno ricevendo per posta le istruzioni per approfittare dell’offerta del quotidiano cattolico. Invece…

PER I NUOVI ABBONATI ALL’EDIZIONE CARTACEA:

Occorre PRIMA contattare l’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Cremona (tel. 0372-800090) o la Curia vescovile (tel. 0372-495011) oppure inviare una e-mail a comunicazionisociali@diocesidicremona.it indicando nominativo, recapito telefonico, indirizzo postale ed, eventualmente, posta elettronica. Nei giorni successivi il servizio abbonamenti di Avvenire ricontatterà personalmente ogni richiedente per perfezionare la richiesta di adesione secondo la modalità scelta.

DUE MODALITA’ al prezzo scontato di 45 euro:

  1. ABBONAMENTO POSTALE:  abbonamento annuale al numero domenicale cartaceo di Avvenire con la consegna direttamente al proprio indirizzo nei giorni successivi;
  1. 2. IN EDICOLA: ritirando la propria copia la domenica stessa in una qualsiasi edicola del territorio diocesano, consegnando gli appositi coupon. Tutti gli abbonati avranno, compreso nel prezzo, anche l’accesso all’edizione on-line.

 

ALTRA POSSIBILITA’: ABBONAMENTO DOMENICALE ON LINE 

Non manca neppure la possibilità di abbonamento al numero domenicale on-line di Avvenire al costo di 39,99 euro: in questo modo si potrà consultare l’intero quotidiano della domenica facilmente dal proprio pc, tablet o telefonino. Per abbonarsi: cliccare qui

In vista della campagna abbonamenti il vescovo Antonio Napolioni ha rivolto un particolare messaggio, che vi proponiamo:

Voglio innanzitutto dire che la decisione di concludere la pubblicazione del nostro settimanale è stata dolorosa ma necessaria, per ripartire con più slancio verso una comunicazione aggiornata ed efficace.

Poiché la Chiesa deve pensare a tutti e non basarsi solo sui grandi numeri, il progressivo calo del numero di abbonati e lettori del settimanale La Vita Cattolica non giustifica l’abbandono di persone, famiglie e comunità che magari fanno fatica a usare le moderne tecnologie per restare in contatto con la Chiesa diocesana e le sue attività.

Per questo vi giunge, con convinzione e fiducia, questa proposta: ricevere settimanalmente l’edizione domenicale di Avvenire, lo splendido giornale della intera Chiesa italiana, che appunto ogni domenica riporterà due intere pagine cremonesi.

Potrete continuare a conoscere programmi, eventi, idee ed esperienze della nostra Chiesa locale, mantenendo il ritmo cui eravate abituati. In più, godrete della serietà e dell’ampiezza con cui Avvenire tratta i temi nazionali e internazionali di attualità, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa.

Provate, fidatevi… scoprirete che la vita della nostra diocesi si capisce meglio sullo sfondo della missione del Papa e di tutte le Chiese del mondo.

Da queste pagine, saprete man mano anche del nuovo grande impegno che metteremo nel moltiplicare le opportunità di comunicazione e  formazione a vantaggio di tutti.

Chiedo anche ai parroci di sostenere questo sforzo comune, organizzando la sensibilizzazione e la diffusione. Solo così eviteremo di essere muti e insignificanti nel panorama delle tante voci che raggiungono la nostra gente.

Ben vengano, comunque, proposte e suggerimenti per fare sempre meglio.

Vi ringrazio della comprensione e di quanto farete per “restare in comunicazione con noi”.

+ Antonio, vescovo

 

 

Carissimi africani, come va? Qui è l’Europa che vi parla! Da Bruxelles, avete presente?

Pensate che proprio da qui giusto un secolo e mezzo fa ci si divertiva a farvi lavorare gratis nelle piantagioni e nelle miniere per la maggior ricchezza di re Leopolodo, però dai, ragazzi, noi ci si conosceva già da parecchio prima: quando tutti insieme – inglesi, olandesi, portoghesi, spagnoli etc – abbiamo messo in catene 12 milioni di voi per venderli in America, e anche lì è stato un bel business. D’accordo, un paio di milioni ci sono rimasti durante la navigazione, ma pazienza: su quel lucrosissimo commercio triangolare abbiamo costruito la nostra rivoluzione industriale, quella che voi non avete avuto.

Poi però portarvi di là in catene non ci bastava più e allora abbiamo pensato di prendere direttamente le vostre terre, perché abbiamo scoperto che erano piene di roba che ci poteva essere utile. I francesi hanno iniziato da nord e gli inglesi da sud, un po’ di stragi a schioppettate ed è diventato tutto roba nostra. Anche i belgi, si diceva, si sono dati da fare, pensate che a un certo punto il loro impero era composto al 98 per cento di terre africane. Poi si sono mossi i tedeschi, infine gli italiani, insomma dopo un po’ non c’era più un fazzoletto di continente che fosse vostro, che ridere.

A proposito degli italiani, come sempre sono arrivati ultimi, però si sono rifatti con il record di prima nazione al mondo che ha usato i gas sui civili, a un certo punto donne e bambini si ritrovavano dentro una nuvola di iprite e morivano a migliaia tra orrendi spasmi. «Mica vorranno che gli buttiamo giù confetti», disse il generale De Bono, che simpatico burlone. Il bello è che chi si trovava nei dintorni moriva anche una settimana dopo, il corpo pieno di devastanti piaghe, per aver bevuto l’acqua dei laghi piena di veleno, che fresconi che siete stati a non accorgervene.

Finito il colonialismo – ormai vi avevamo rubato quasi tutto, dai diamanti alle antiche pergamene amhare – non è che ci andasse proprio di levare le tende e allora abbiamo continuato a controllare la vostra politica e la vostra economia, riempiendo d’armi i dittatori che ci facevano contratti favorevoli, quindi comprando a un cazzo e un barattolo quello che ci serviva in Europa, devastando i vostri territori e imponendo le nostre multinazionali per quello che abbiamo deciso dovesse essere il vostro sviluppo. Voi creduloni ci siete cascati ancora e ci siamo divertiti così per un altro secolo.

Se poi un dittatore si montava un po’ la testa e pensava di fare da solo, niente di grave: lo cambiavamo con un altro, dopo aver bombardato un po’ di città e aver rifornito di cannoni le milizie che ci stavano simpatiche per massacrare quelle che ci stavano antipatiche. Del resto da qualche parte le mitragliatrici o i carrarmati che produciamo li dobbiamo pure piazzare, qui in Europa siamo in pace da settant’anni e mica possiamo rinunciare a un settore così florido.

Negli ultimi venti-trent’anni poi abbiamo creato un modello nuovo che si chiama iperconsumismo e globalizzazione, allora abbiamo scoperto che l’Africa era perfetta per comprarsi tutto quello che noi non volevamo più perché noi dovevamo possedere roba nuova e con più funzioni, così abbiamo trasformato il porto di Lomé in un immenso centro di svendita dei nostri vecchi telefonini e delle nostre vecchie tivù, tanto voi sciocchini vi comprate tutto pur di cercare di essere come noi.

Già che c’eravamo, abbiamo usato i vostri Paesi come discarica dei nostri prodotti elettronici ormai inutilizzabili, quelli che nemmeno voi potevate usare. Pensate che curiosa, la vita di un nostro accrocco digitale: inizia grazie al coltan per cui vi ammazzate nelle vostre miniere e finisce bruciando tra gas cancerogeni nelle vostre discariche; in mezzo ci siamo noi che intanto ci siamo divertiti o magari abbiamo scritto post come questo.

Insomma, ragazzi, siete nella merda fino al collo e ci siete da tre-quattrocento anni, ma a noi di avere avuto qualche ruolo in questa merda non importa proprio niente, non abbiamo voglia di pensarci e abbiamo altro da fare.

Negli ultimi tempi poi, con questa storia dei televisori, dei computer e delle parabole satellitari, purtroppo siete cascati in un altro increscioso equivoco, e cioè vi siete messi in testa che qui in Europa si sta meglio: ma come fa a venirvi in mente che vivere in una casa con l’acqua corrente e l’elettricità sia meglio di stare in mezzo al fango e tra quattro pareti di lamiera ondulata? Bah, che strani che siete. Anche questa cosa che avere un ospedale è meglio che morire di parto, o che uscire di casa a prendere un autobus sia meglio che uscire di casa e prendere una mina, o che mangiare tre volte al giorno sia meglio che morire di dissenteria per malnutrizione, che noia, mamma mia.

Così alcuni di voi, di solito i più sfigati, hanno iniziato a lasciare la baracca e le bombe per attraversare prima il deserto poi il mare e venire qui a rompere i coglioni a noi.

D’accordo, quelli che lo fanno alla fine sono poche decine di migliaia rispetto a oltre un miliardo di voi, perché non a tutti piace l’idea di morire nella sabbia o in acqua, e gli emigranti sono pochini anche rispetto a noi, che siamo mezzo miliardo, ma insomma, ve lo dobbiamo dire: ci stanno sui coglioni lo stesso e quindi non li vogliamo, perciò abbiamo deciso che devono tornare nel buco di culo di posto da cui vengono, anche se lì c’è la guerra, la fame, la malaria e tutto il resto di quelle cose lì. Tanto più che quelli che vengono qui mica stanno sempre bene, alcuni hanno pure la scabbia, e a noi non è che ci interessa perché hanno la scabbia, ci interessa che non vengano qui, è chiaro?

Concludendo, con tutta l’amicizia e senza nessun razzismo – ci mancherebbe, noi non siamo razzisti – dovreste gentilmente stare fuori dalle palle e vivere tutta la vita nell’inferno che vi abbiamo creato. E se fate i bravi, un lavoro in un cantiere di Addis o in una miniera di Mbomou per due dollari al giorno potete anche trovarlo, con un po’ di culo, purché naturalmente a quella cifra lavoriate dieci ore dal lunedì al sabato a chiamata giornaliera, e non diciate troppo in giro quanta gente ci schiatta ogni giorno.

Se poi trasportate sacchi anche la domenica full time vi diamo qualcosa di più, così magari tra un po’ potete comprarvi un altro nostro televisore di scarto, però – mi raccomando – da usare lì, nella baracca piena di merda di capra in cui vivete.

Contenti?

Di Alessandro Giglioli

 

 

NON MI AVETE FATTO NIENTEultima modifica: 2018-02-10T21:00:48+01:00da xweci
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